In Europa centrale è in corso un importante cambiamento negli equilibri energetici. I Paesi del Gruppo di Visegrád stanno abbandonando le tecnologie e il combustibile russi nei loro reattori nucleari, ponendo gradualmente fine a una dipendenza pluridecennale da Mosca. Questo processo non solo sta trasformando il settore energetico della regione, ma sta anche ridefinendo la mappa delle influenze politiche ed economiche in Europa.

Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria possiedono una lunga tradizione nel campo dell’energia nucleare. Durante il periodo della Guerra Fredda, i loro programmi energetici furono costruiti attorno a reattori progettati in Unione Sovietica, soprattutto della serie VVER, alimentati quasi esclusivamente con uranio e combustibile forniti dalla Russia.

Seppur modello abbia creato nel tempo una rete di legami tecnologici, commerciali e politici estremamente stretta con Mosca, rendendo difficile qualsiasi processo di diversificazione, la situazione è cambiata negli ultimi anni. L’invasione russa dell’Ucraina ha spinto molti governi dell’Europa centrale a considerare la dipendenza energetica dalla Russia come un rischio strategico.

Di conseguenza, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno iniziato a collaborare con fornitori occidentali per sostituire il combustibile nucleare russo, mentre l’Unione europea sostiene sempre più apertamente la necessità di rafforzare l’autonomia energetica del continente.

L’Ungheria rappresenta un caso più complesso, poiché fino a ora ha mantenuto relazioni molto strette con Mosca, soprattutto attraverso il progetto di ampliamento della centrale di Paks realizzato con il coinvolgimento della compagnia russa Rosatom. Ancora è da vedere se il nuovo governo guidato da Peter Magyar seguirà la stessa linea.

La Polonia si trova invece in una posizione completamente diversa. Pur avendo tentato di sviluppare un proprio programma nucleare durante il periodo comunista, Varsavia non riuscì mai a completarlo e abbandonò il progetto dopo il 1989. Oggi, però, proprio questa assenza di infrastrutture ereditate dall’epoca sovietica permette alla Polonia di costruire il proprio settore nucleare senza vincoli tecnologici nei confronti della Russia. Varsavia sta infatti collaborando con partner statunitensi e sudcoreani per realizzare nuove centrali nucleari, puntando a rafforzare la propria sicurezza energetica e il proprio peso geopolitico nella regione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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